Scoppia il casino Renzi-Berlusconi

L’incontro dello scandalo forse si farà domani o dopodomani, Denis Verdini lavora nelle retrovie perché Silvio Berlusconi, presente Gianni Letta, possa essere ricevuto da Matteo Renzi nientemeno che nella sede del Pd a Largo del Nazzareno e chiudere così l’accordo sulla legge elettorale, modello spagnolo. Ma il Partito democratico esplode in un turbinìo di lamenti, urla, contorsioni, antichi e vizzi riflessi condizionati della sinistra antiberlusconiana. “Renzi non può incontrare un pregiudicato nella sede del Pd”, ha detto con tono scandalizzato Alfredo D’Attorre, uno dei deputati più vicini all’ex segretario Pier Luigi Bersani e al presidente del Pd, leader della minoranza, Gianni Cuperlo.
12 AGO 20
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L’incontro dello scandalo forse si farà domani o dopodomani, Denis Verdini lavora nelle retrovie perché Silvio Berlusconi, presente Gianni Letta, possa essere ricevuto da Matteo Renzi nientemeno che nella sede del Pd a Largo del Nazzareno e chiudere così l’accordo sulla legge elettorale, modello spagnolo. Ma il Partito democratico esplode in un turbinìo di lamenti, urla, contorsioni, antichi e vizzi riflessi condizionati della sinistra antiberlusconiana. “Renzi non può incontrare un pregiudicato nella sede del Pd”, ha detto con tono scandalizzato Alfredo D’Attorre, uno dei deputati più vicini all’ex segretario Pier Luigi Bersani e al presidente del Pd, leader della minoranza, Gianni Cuperlo. “Sarebbe ben strano fare le segreterie nei comitati elettorali delle primarie e gli incontri con Berlusconi alla sede del Pd”. Renzi ha replicato su Twitter, occultando il fastidio per una mossa che il segretario considera puro sabotaggio: “Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”. Il giovane segretario conosce bene la geografia del suo agitato partito, sa che Massimo D’Alema, Cuperlo e tutto il gruppo che fu di Bersani, da giorni fanno da sponda – per tattica, nell’inebriante gioco di specchi iniziato dopo le primarie – al proporzionalismo di Angelino Alfano. Gli ex ds, e la vecchia guardia dei rottamati, teme di perdere definitivamente il controllo degli eletti, e dunque del partito. “Una legge c’è”, dice infatti D’Attorre, “è il proporzionale disegnato dalla Consulta. Bisogna tenerne conto. Non ci può essere un accordo in cui Berlusconi e Renzi, grazie alle liste bloccate, determinano la totalità del Parlamento”. La trattativa è dunque in bilico, il rischio per Renzi è di spaccare il Pd in Parlamento sulla legge elettorale. Anticamera di una scissione diessina? Chissà. Intanto il segretario prova a non farsi intimidire e ricorre all’arte avvolgente della diplomazia e della pazienza. Ieri ha incontrato Nichi Vendola, spingendolo dalla sua parte. Poi ha visto anche Alfano, in un incontro complicato da antiche e sedimentate incomprensioni anche personali. Oggi riunisce la direzione del Pd e vedrà il premier Enrico Letta. Renzi cerca di contenere e circondare i suoi avversari interni che hanno rialzato la testa oltre il pelo dell’acqua. Il 20 comincia l’iter parlamentare.